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Oggi scaviamo a fondo, nel tema dell’emigrazione dei giovani laureati. Vi porto due situazioni molto diverse tra loro, entrambe però sintomo di una vera e propria emergenza sociale:

VENETO: Secondo lo studio della Regione Veneto (già, proprio il ricco Nordest), i giovani italiani hanno spostato negli ultimi anni sempre più all’estero la ricerca di lavoro. O meglio, di un lavoro in linea con il proprio percorso di studi, accompagnato da retribuzione appropriata. Lo studio evidenzia come il 54% dei cittadini italiani residente all’estero sia “under 35″, e fa presente come il fenomeno della mobilità investa anche le regioni del Nord, in misura sempre crescente: il 3% dei laureati veneti espatria, oltre la metà di loro considera molto improbabile un ritorno. Molti di questi sono occupati nei rami scientifico e tecnologico: già, il futuro… Per capire perché mollino gli ormeggi basta guardare gli stipendi: se in Italia un laureato -dopo cinque anni- percepisce in media 1350 euro, all’estero andiamo sopra i 2100 euro (!!!) Per questo, se il 69% dei giovani laureati veneti sogna un rientro a casa, il 67% non prevede però di farlo entro i successivi due anni. Meglio restare, nell’ordine, in: Gran Bretagna, Francia, Spagna e Stati Uniti.

SUD: Qui l’emigrazione è doppia, non solo verso l’estero, ma anche verso il Nord. Con un impoverimento mostruoso del Mezzogiorno, in termini di “cervelli”. Secondo un recente studio di Bankitalia, tra il 2000 e il 2005 hanno lasciato il Sud ben 80mila dottori. Sono ragazzi istruiti: si dirigono verso il Centronord, mentre il Mezzogiorno perde ulteriore capitale umano, “impoverendosi della dotazione di uno dei fattori chiave per la crescita socio-economica regionale”. Ma che i tempi siano cambiati lo evidenzia un altro dato della stessa ricerca: se prima l’”emigrato” manteneva la propria famiglia di origine, ora avviene spesso il contrario. “I nuovi rapporti di lavoro e la diffusione dei contratti a termine hanno inciso sulla mobilità geografica, rendendo più incerto il rendimento atteso dallo spostamento”. Tradotto in parole povere: se prima andare al Nord significava un buon contratto e un buon stipendio, ora il più delle volte significa contratto precario e stipendio inferiore agli standard europei. E l’Italia continua a staccarsi dall’Europa…

Un consiglio ai giovani del Sud: se intendete emigrare cominciate a guardare all’estero, come fanno pure i vostri coetanei veneti. E’ il “Titanic Italia” che rischia di affondare. Tutto assieme.

… E la nave non va più“, si potrebbe dire, parafrasando una celebra canzone: il servizio studi e ricerche di Intesa San Paolo segnalava pochi giorni fa come l’Italia soffra di un gap di crescita dell’11% (pari a 700 miliardi di euro di mancata crescita!) rispetto ai Paesi dell’Eurozona. Una cifra davvero mostruosa…

Qui l’assioma “Non è un Paese per giovani” è certificato dall’Istat: nel Belpaese ci sono 143 anziani ogni 100 giovani. In Europa ci batte solo la Germania. Ma non solo: questo è un Paese dove l’impresa resta “micro”, con tutti i problemi conseguenti di assunzione di personale laureato. La media è di quattro addetti: peggio di noi solo Portogallo e Grecia. E’ anche un Paese dove -soprattutto al Sud- trionfa il “lavoro nero”. E dove, per aggiungere il danno alla beffa, pur essendo metà degli adulti privi di laurea, i giovani (quelli veri e con laurea nel cassetto) sono costretti ad emigrare in misura sempre maggiore all’estero.

Forse il Ministro del Welfare Sacconi, anziché invitare i giovani ad andare a fare raccolta agricola (magari con una laurea in Giurisprudenza nel cassetto, perché no?) dovrebbe cominciare a riflettere, insieme all’opposizione, su come sia possibile evitare questi dati. Per intanto il Ministro allo Sviluppo Economico Scajola annuncia un interessante “Piano per il Sud”, che comprende sgravi fiscali per far tornare a lavorare a casa i giovani meridionali, espatriati al Nord o all’estero. Staremo ovviamente a vedere (contano i fatti, non gli annunci, come regola generale), ma forse non sarebbe male inserirlo in un quadro più ampio e “nazionale”, come proposto dalla bozza di legge bipartisan di “Controesodo“. Il fenomeno non è solo meridionale: l’espatrio massiccio di giovani professionisti riguarda tutta l’Italia. Per i motivi illustrati sopra.

…Continuavano a chiamarli Talenti in Fuga…

 

Fonte: http://fugadeitalenti.wordpress.com/

 

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